PsiMo non nasce da un'idea di formazione: nasce da anni passati dentro le strutture, accanto agli operatori e alle persone che assistono. È per questo che ogni percorso parla la lingua di chi lavora nei turni.
Sono psicologo con orientamento cognitivo-neuropsicologico e sono in formazione specialistica in psicoterapia cognitiva neuropsicologica. La psicologia dell'invecchiamento è il mio campo di elezione, e non per scelta accademica: è il mondo in cui lavoro ogni settimana.
Mi occupo di valutazione neuropsicologica, conduco gruppi di stimolazione cognitiva con persone che convivono con un decadimento cognitivo o una demenza, offro sostegno psicologico ad anziani e caregiver familiari e formo gli operatori socio-sanitari sulla relazione di cura e sulla gestione dei disturbi del comportamento.
Faccio formazione da anni, e ho visto cosa non funziona: la giornata d'aula uguale ovunque, la teoria che non regge il primo turno, l'operatore che esce con una dispensa e nessuno strumento. PsiMo è la risposta a quel problema: percorsi costruiti sui casi reali della struttura, misurati nei risultati e pensati sui vincoli veri di chi lavora sui turni.
Ruoli e collaborazioni
La qualità di una struttura è la qualità del suo comparto assistenziale. Tutto il resto (arredi, servizi, brochure) viene dopo.
Gli operatori sanno più di quanto credano. La formazione utile non riempie un vuoto: dà nome, metodo e legittimità a competenze che esistono già.
Ciò che non si misura non si migliora. Ogni percorso rileva un prima e un dopo, e li restituisce alla direzione.
La formazione deve stare dentro i turni. Se ignora la turnistica, non è formazione: è un adempimento.
Il primo passo è un colloquio conoscitivo senza impegno: capiamo insieme il bisogno, poi ricevete il catalogo completo dei percorsi.